Il periodo di prova per colf, badanti e babysitter

Tutto sul periodo di prova di colf, badanti e babysitter

Il periodo di prova

Disciplinato dall’art. 2096 del Codice civile italiano, il periodo di prova è quell’arco temporale durante il quale sia il datore di lavoro che il collaboratore domestico possono decidere di interrompere il rapporto lavorativo senza preavviso e senza la necessità di fornire una particolare motivazione.

Le due parti si impegnano ad un periodo sperimentale di lavoro al fine di consentire una miglior valutazione riguardo alla convenienza reciproca di un eventuale rapporto di lavoro definitivo.Perfette faccende domestiche con domesticasa.it

Solitamente stipulato a favore del datore di lavoro per mettere alla prova le effettive capacità dell’eventuale futuro lavoratore subordinato, può comunque favorire quest’ultimo nell’accertare la situazione del posto di lavoro in cui deve prestare la sua attività lavorativa.

L’ulteriore utilità per il datore di lavoro consiste nella possibilità di valutare aspetti del lavoratore e della prestazione resa che nel corso del successivo rapporto non potranno essere oggetto di riconsiderazione, salvo che non arrivino a costituire giusta causa o giustificato motivo di licenziamento.

Obblighi tra le parti nel periodo di prova

Entrambe le parti possono recedere dal contratto senza obbligo di preavviso, salvo l’eventuale limite minimo di durata, e senza necessità di giustificazione (cosiddetto recesso ad nutum): l’unico limite, per il datore di lavoro, è costituito dal divieto di recesso per motivi non inerenti alla prova e, più in generale, per motivi discriminatori, nonché quando non è stato consentito l’effettivo esperimento della prova. Si ritiene tuttavia che la conseguenza del recesso illegittimo durante la prova sia limitata all’obbligo di corresponsione al lavoratore, a titolo risarcitorio, dell’equivalente della retribuzione perduta dal momento del recesso fino al termine originariamente previsto per la prova.

I contratti collettivi nazionali per colf, badanti e babysitter

L’assunzione diretta di un assistente familiare è regolamentata dalle norme di legge vigenti e dai contratti collettivi nazionali.

I CCNL utilizzati per l’assunzione di colf, badanti e babysitter sono i seguenti:

1) il Contratto collettivo nazionale (CCNL) Colf e badanti

2) il Contratto collettivo nazionale (CCNL) Lavoro domestico

Quest’ultimo, che è il più utilizzato in Italia, è caratterizzato da una facile gestione e dalla versatilità. Infatti, in base alle esigenze, può prevedere:

  • un rapporto di lavoro ad ore;
  • a servizio intero (lavoratore domestico convivente);
  • a mezzo servizio (part-time);

Inoltre, sia i tempi di assunzione che quelli di rescissione del contratto sono estremamente flessibili.

Le categorie di inquadramento contrattuale

Secondo il Ccnl, gli inquadramenti contrattuali sono classificati in specifici livelli a seconda del livello di qualifica, della mansione e dell’anzianità di servizio. A seconda del livello, dipendono la retribuzione e il periodo di prova in fase di assunzione.

Livello A

Include i collaboratori domestici che hanno maturato meno esperienza e capacità, gli stessi svolgono compiti generici e non si occupano dell’assistenza di persone.

Il livello A si divide in due ulteriori sottolivelli che sono:

  • A Semplice: comprende i collaboratori domestici
  • A Super: comprende i collaboratori addetti solo alla compagnia di persone

Livello B

Comprende i collaboratori che hanno già maturato un’esperienza lavorativa superiore a un anno e che hanno competenze più professionali.

Anche questo livello si suddivide in:

  • B Semplice: ossia il collaboratore professionale, come può essere un giardiniere, un autista, etc.
  • B Super: ossia l’assistente a persone autosufficienti

Livello C

Comprende i collaboratori professionali che svolgono il proprio lavoro in autonomia e responsabilità.

Si suddivide in:

  • C Semplice: ad esempio il cuoco
  • C Super: è l’assistente a persone non autosufficienti, ma senza specifico diploma

Livello D

Comprende i collaboratori con specifico diploma, che svolgono il proprio lavoro in autonomia e gestiscono un gruppo.

Si suddivide in:

  • D Semplice: maggiordomo, capocuoco, etc.
  • D Super: infermiere professionale, assistente geriatrico specializzato, etc.

Il periodo di prova: la normativa vigente

Il periodo di prova, in base alla legge, è sempre previsto all’interno di uno specifico contratto lavorativo. Per essere valido,  deve essere messo per iscritto nella lettera di assunzione firmata all’inizio del rapporto di lavoro.

Leggi anche: Assunzione badante: come funziona il periodo di prova

Validità del periodo di prova: requisiti e condizioni

Il periodo di prova è valido solo se le seguenti condizioni sono verificate:

  • Il lavoratore nel periodo precedente al contratto non deve aver svolto un periodo “fuori regola”, le cosiddette “prove”, verifiche, etc. poiché non sono ammesse in caso di giudizio;

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  • Il lavoratore domestico deve aver firmato la lettera di assunzione, con la precisazione del periodo di prova, prima o al massimo contestualmente l’inizio del rapporto di lavoro;
  • Il domestico non può aver già lavorato presso lo stesso datore di lavoro, per lo svolgimento di mansioni analoghe, neanche tramite un’agenzia di somministrazione;
  • Deve avere svolto le mansioni precisate nella lettera di assunzione;
  • Infine, il datore di lavoro, per dare disdetta durante il periodo di prova, quindi senza preavviso, dovrà avere prima dato la possibilità al lavoratore di dimostrare le proprie capacità per le quali è stato assunto.

Il periodo di prova: la durata

Il Ccnl dei lavoratori domestici prevede una durata massima del periodo di prova differenziata a seconda del livello di inquadramento del lavoratore.

In particolare:

  • per le figure inquadrate nei livelli Ds e D la durata massima del periodo di prova è di 30 giorni;
  • per le figure inquadrate negli altri livelli la durata massima del periodo di prova è di 8 giorni.

La decorrenza del periodo di prova è sospesa in caso di malattia, infortunio sul lavoro e malattia professionale. Al fine di garantire al collaboratore di poter dimostrare le proprie capacità lavorative, il periodo di prova per badanti è previsto con un minimo di giorni, superato il quale il datore di lavoro può dare disdetta al contratto.

Il periodo minimo è stato individuato dai giudici, di circa la metà rispetto a quello determinato dal CCNL Collaboratori domestici.

Esempio: nel caso, quindi, di una badante assunta al livello A, il datore di lavoro non dovrebbe dare disdetta prima di quattro giorni di effettivo lavoro, a meno che nella lettera di assunzione non sia stato stabilito un periodo di prova più breve.

È previsto un preavviso durante il periodo di prova?

, nel caso in cui il domestico provenisse da un’altra regione senza averne già trasferito la propria residenza, è dovuto un preavviso di tre giorni.

Nel caso il rapporto di lavoro domestico sia stabilito a tempo determinato, il periodo di prova, non dovrebbe superare un sesto del totale della durata del rapporto.

Esempio: Un’assunzione per tre settimane potrà riportare come massimo un periodo di prova di tre giorni.

Superato il periodo di prova senza aver ricevuto disdetta, il contratto s’intende automaticamente confermato.

Il servizio prestato durante il periodo di prova va computato a tutti gli effetti dell’anzianità.

Durante il periodo di prova, il rapporto di lavoro può essere risolto in qualsiasi momento da ciascuna delle parti, senza preavviso.

Al lavoratore spetterà il saldo della retribuzione e di eventuali competenze accessorie corrispondenti al lavoro prestato durante il servizio.

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